Ermes, il Centro Europeo di Ricerca sui Media per la Società dell’Informazione (European Research Centre on Media for E-Society), nasce nell’Ateneo Federico II di Napoli e si propone di  alimentare uno spazio europeo per l’apprendimento interculturale nelle aree che si muovono dall’E-technology all’E-society, grazie al dialogo permanente tra giuristi e ingegneri.         

La diffusione e il continuo progredire di Internet hanno azzerato molte distinzioni della tradizione accademica. Hanno mescolato i saperi, promosso modalità di cooperazione internazionale nella ricerca e disegnato un insegnamento da remoto accanto alle modalità dal vivo. Permettono così confronti tra persone e cose un tempo impensabili.

Ermes sviluppa un’idea:  lo studio del diritto e della tecnica sono diventati coessenziali l’uno all’altro. Se la norma controlla la tecnica, quest’ultima è il punto di avvio del processo regolativo. Il diritto non si può più permettere di disinteressarsi del funzionamento delle reti, diventate mezzi concreti per l’esercizio delle libertà individuali e collettive; e, a sua volta, la tecnologia è in grado di accorciare le distanze tra gli uomini, solo se orientata dal diritto a equi-ordinare coloro che partono da diverse fortune iniziali.

Ermes raduna dunque giuristi e ingegneri intorno a un metodo: nella convinzione che non vi sia incompatibilità tra innovazione e vincoli normativi, la ricerca deve fondere entrambi gli orizzonti e le sensibilità per rispondere alla realtà attuale. L’evoluzione informatica minaccia le libertà, se usata per sfuggire alle garanzie giuridiche esistenti, ma può all’opposto accrescere i diritti se guidata dai principi dell’uguaglianza sostanziale e della legalità. Le discipline, quindi, non frenano lo sviluppo, bensì lo tengono stretto alla sua essenza: concorrere al benessere dell’uomo.

Se la tecnica chiede la regola, la regola non può prescindere dalla tecnica.

- Uno degli obiettivi primari di Ermes è trovare la via per uno ‘sviluppo sostenibile’ delle comunicazioni: la legalità e i valori costituzionali devono essere paradigmi e non ostacoli per il progresso.

Internet potenzia le capacità di relazione di ciascuno di noi, moltiplica i terreni di gioco per l’esercizio delle libertà fondamentali e dei diritti economici, ma è anche il nuovo spazio sociale per l’adempimento dei doveri di solidarietà. Se avvantaggia solo chi già detiene una posizione di dominanza, accrescendogliela, la rete divide, non unisce, e si fa strumento di sottomissione, non di libertà.

Ermes, pur nella diversità delle convinzioni e sensibilità dei suoi studiosi, guarda a Internet come alla nuova risorsa per completare quel progetto di uguaglianza sostanziale, che l’art. 3, comma 2, della nostra Costituzione aveva affidato a chi sarebbe venuto dopo.

Il Centro dunque mira a offrire il proprio lavoro di ricerca come supporto alle politiche interne e comunitarie, nello scenario creato dai ripetuti interventi del decisore politico interno (ora con l’Agenda Digitale Italiana), dal continuo dialogo con l’Europa. Quest’ultima si sta rivelando sempre più attenta, pur con le sue contraddizioni, alla realtà delle comunicazioni elettroniche, divenute occasione di inclusione sociale, volano della crescita economica e chance imperdibile nella competizione internazionale. Scopo della regolazione sovranazionale è disegnare in tema di informazione e comunicazioni un quadro di regole, certe, chiare nella tecnologia applicata e orientate agli obiettivi del benessere equamente diffuso e del responsabile coinvolgimento della persona nel processo democratico.

La Commissione Europea intende lavorare per riorganizzare il suo corpus regolatorio, che si è formato per stratificazioni addizionali ormai non più in linea con gli obiettivi prima ricordati; a tal fine in più sedi l’Europa ha chiesto il contributo dei saperi giuridici, di quelli tecnici e dell’esperienza degli stakeholders (enti pubblici, associazioni di categoria, privati). Il Centro Ermes intende rispondere a questo appello con le sue competenze tecnico-giuridiche, che si devono ispirare alla logica della interdisciplinarietà, che appartiene sin dall’inizio al patrimonio culturale del Centro.

Il Centro, non a caso, condivide con la “Commissione per i diritti e i doveri relativi ad Internet” istituita dalla Presidente della Camera dei Deputati, on. le Laura Boldrini, il medesimo terreno di indagine, pur non escludendo soluzioni eventualmente diverse da quelle consegnate nella bozza di “Dichiarazione dei diritti in Internet”, elaborata dalla Commissione.

- Nello specifico, l’oggetto della ricerca si articola in almeno quattro macro-aree, ma la materia è insofferente agli schematismi definitori e quindi l’articolazione ha solo un significato indicativo, dunque non vincolante per gli sviluppi futuri della ricerca, che ben potrà indagare una quinta area al momento ancora non emersa.

Indichiamo le aree: 

a) le Libertà fondamentali, in linea di principio favorite da Internet perché vedono duplicarsi il loro terreno di esercizio, possono essere invece danneggiate se l’assenza di regole in rete rimette la mediazione tra i valori opposti ai gruppi privati di interesse. Ma anche una disciplina sensibilmente sbilanciata a favore delle libertà economiche in danno dei valori della persona le può compromettere; così come la situazione di un Internet, a dispetto della sua natura senza frontiere, spezzettato in tanti segmenti quanti sono gli Stati legiferanti. Da qui le domande sottostanti le ricerche del Centro: le libertà sono affidabili all’eteronormazione o all’autonomia incrollata dei privati? Oppure una terza via, consistente nel disegnare sistemi compositi che, in una logica di corretta divisione del lavoro, affidano alla mano pubblica quanto è inerente al common good e alla soft law i profili più complementari e accessori? E, ancora, questo Legislatore, necessariamente sovranazionale, quale natura rappresentativa potrà avere? Quella dei Governi o del Popolo della rete? O anche in questo caso si fa avanti una sua natura ibrida?

b) le comunicazioni elettroniche. Il settore è al centro del dibattito pubblico. Alla questione del se e come regolare Internet si aggiunge quella, non meno rilevante, attinente alla scelta della politica di investimento (pubblico e/o privata) più consona con le reti di nuova generazione (NGN), tenuto conto dei vincoli di bilancio e della vocazione sociali delle reti stesse. Queste ultime rappresentano una realtà in corso di definizione, non sempre lineare anche perché la divisione delle competenze le sottopone ad apporti regolatori provenienti da più soggetti pubblici: dal decisore politico sovranazionale alle Autorità indipendenti di settore. Al momento è in itinere il disegno delle misure asimmetriche, delle modalità tecniche della costruzione delle NGN, del gestore/i di reti e, non ultimo, della sicurezza informatica: tutte questioni promettenti alle quali gli studiosi del Centro si vorranno dedicare;

c) i servizi media audiovisivi. Qui alle questioni eterne dell’identità del gestore pubblico e della sua mission si aggiungono quelle inedite, nate dall’impiego delle nuove piattaforme per la trasmissione dei contenuti in rete. E se da un certo punto di vista, questo affollato market place of ideas è un’indubbia moltiplicazione delle fonti informative per il cittadino digitale, esso è, al tempo stesso, fonte di nuovi pericoli individuali e di crescenti tensioni sociali; tra i molti, solo per indicarne uno la difficile coesistenza tra sicurezza e libertà fondamentali. A questi il regolatore dovrà dare una risposta equilibrata, mentre noi studiosi dovremo con occhi liberi indagarli;

e) l’E-government. Questa rivoluzione copernicana del nuovo millennio è anche un’occasione per l’Amministrazione di adempiere doveri costituzionali dimenticati: imparzialità, buon andamento, responsabilità e trasparenza. A tale scopo, però, è necessario che siano individuati i dispositivi tecnici più utili e creati i meccanismi giuridici che rendano il loro impiego conforme con lo scopo prefissato. Si pensi, fra gli altri, a tutti i progetti inerenti il filone delle smart cities, ossia il nuovo modello di gestione del territorio urbano, inteso a migliorare la qualità della vita dei cittadini, sfruttando proprio le nuove tecnologie della comunicazione e dell’informazione (ad esempio, reti wi-fi libere, open sources, open data etc). La sua realizzazione però presuppone la copertura integrale del territorio e la conoscenza dei nuovi dispositivi, solo a queste minimali condizioni la E-admnistration avrà migliorato la vita di ognuno di noi.

            La natura trasversale di questi temi richiederà la mutua integrazione di saperi specialistici giuridico-tecnici, che Ermes intenderà mettere a disposizione anche dell’attività regolativa interna e europea con idee, soluzioni, che ovviamente la sola discrezionalità politica del Legislatore deciderà se assumere o meno.

- Il Centro mira a svolgere un’attività che oltre a essere teorica abbia anche concreti risvolti pratici nei campi di indagine privilegiati. Ermes nasce con la vocazione all’innovazione, proveniente prima dal metodo scientifico, che parte dalla realtà osservabile, e poi da quello giuridico, che ha la sensibilità di offrire risposte porose ed equilibrate ai bisogni sociali della donna e dell’uomo del nuovo millennio. Pertanto, il Centro è interessato a realizzare forme di collaborazione con soggetti pubblici e privati, nazionali e internazionali, nonché a candidarsi a programmi di ricerca e di sviluppo su più livelli.

In programma le seguenti cose:

  1. percorsi di studio, rigorosi nel metodo e innovativi nelle modalità;
  2. partecipazione a programmi di ricerca nazionali ed esteri;
  3. organizzazione di master, corsi di studio e di specializzazione nell’ambito dell’Università Federico II;
  4. formazione e aggiornamento per i dipendenti della Pubblica Amministrazione e per soggetti privati;
  5. reperimento di fondi per il finanziamento di borse di studio e di ricerca;
  6. promozione di scambi culturali e professionali dei propri ricercatori presso istituzioni straniere ed europee;
  7. accoglienza di esperti e studiosi stranieri per lo svolgimento di attività di studio e ricerca;
  8. accoglienza di tesisti;
  9. accoglienza di stagisti;
  10. organizzazione di eventi, convegni, workshops con operatori e stakeholders;
  11. collaborazione con altri Atenei, Facoltà, P.A., Autorità di settore;
  12. consulenze a stakeholders;
  13. pubblicazioni di carattere scientifico;
  14. creazione e gestione di un sito del Centro in modalità open source, con sezioni dedicate alle news, all’attività del Centro e alle pubblicazioni di rassegne a cadenza periodica;
  15. realizzazione di una collana scientifica;
  16. seminari e laboratori in lingua inglese in parallelo a quelli offerti in italiano. La proposta bilinguistica deve essere letta anche alla luce dell’obiettivo dell’internazionalizzazione, inteso nell’accezione della bidirezionalità.

- Nello svolgimento delle sue attività Ermes raccoglie la sfida, comune all’Ateneo Federico II e all’Università italiana tutta: lasciare che i ricercatori più esperti siano provocati nelle loro convinzioni dai più giovani, e offrire a questi concrete opportunità per un cammino in piena autonomia di pensiero.

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